Sono qui a meditare di mangiare qualcosa, alle 22.15 di un martedì sera, quando la musica mi ricorda, come fosse la prima volta, tutta la sua capacità comunicativa e illuminante su di me.
La canzone che sto ascoltando e, fino a qualche istante fa, riproducendo in qualche modo con la mia chitarra, è “The Promise” di Tracy Chapman; si direbbe una canzone d’amore, molto dolce e, a mio giudizio, profonda.
Mi chiedevo, visto che di fidanzati al momento non ne ho, se non fosse anche bello dedicarla alle persone che amo. Questa canzone mi trasmette un amore profondo, quindi la voglio dedicare a persone che amo profondamente.
Con i miei genitori ho sempre avuto un rapporto particolare, almeno da parte mia; non c’è dubbio che io li ami intensamente, in un modo che solo di recente mi risulta chiaro- Quel tipo di amore lo dedico solo a loro ed a nessuno oltre. Non è l’amore che si rivolgerebbe ad un fidanzato, che sarebbe ancora diverso dall’amore per il proprio compagno.
Riflettendo su queste cose, mi appare evidente che l’amore p un sentimento dalle molte facce, che si adatta a persone diverse, le quali ricoprono ruoli diversi rispetto alla mia vita.
È quindi possibile amare intensamente una persona senza, per dirlo brutalmente, avere intenzione di andarci a letto.
C’è poi un altro punto su cui riflettevo: può il dolore avvicinare le persone? Alcuni sostengono di si, che il dolore avvicini le persone; invece io credo che le persone si avvicinano solo quando parlano con il cuore in mano.
Il dolore può essere usato come uno scudo od una corazza con la quale rivestirsi e non lasciare entrare nessuno. Meglio, dopo aver provato dolore, ci si chiude per non provarne più. Questa è una lezione che mi è stata insegnata e che ha richiesto tempo e riflessione per essere compresa Ora so che, chiudendomi, è vero che mi sottraggo, in qualche misura non certa, dal provare dolore; però bisogna anche tener presente che, così facendo, tengo fuori anche le gioie ed i sentimenti che potrebbero aiutarmi a stare meglio. Tengo fuori anche gli altri, vanificando tutti i loro sforzi per aiutarmi.
Da tutto ciò deduco, perciò, che solo due persone che parlano tra loro con il cuore in mano, aprendosi anche alla possibilità di essere ferite l’una dall’altra, riescono davvero ad avvicinarsi.
Devo ringraziare Erica per questa riflessione e per le conclusioni a cui sono giunta.
Ma non posso ignorare che ognuno conduce la propria vita e nutre le proprie aspettative, anche nei rapporti con gli altri. Erica mi ha dato la prova che, anche due persone che sono state, per un certo periodo di tempo, molto vicine, possono sentirsi, con lo scorrere del tempo, più o meno vicine di prima.
Le aspettative si trovano a giocare un ruolo fondamentale: dopo mesi che non vedevo Erica, rivederla è stato strano; in una certa prospettiva, mi ha lasciata delusa. Non posso negare che mi aspettavo maggiore intimità, ma ciò non ha poi molta importanza: la vita, come dicevo, va avanti per tutti e, a seconda del momento in cui ci troviamo, le cose possono apparirci diverse.
Lo stesso sentimento profondo che provo per Erica, ora, mi sembra molto più simile all’affetto, mentre mesi addietro mi sentivo vincolata a lei da un legame ancora più profondo: una forma di amore, rivolta a quella ragazza fragile che mi parlava apertamente ed a cui io non mi sentivo di rispondere con niente meno che con una me stessa nuda, completamente svestita di ogni protezione.
Pronte entrambe, in altre parole, ad essere potenzialmente ferite l’una dall’altra.
Eppure, come ogni forma di amore questo non nasce per tutti: ci sono persone che capitano nella nostra vita e con le quali ci sentiamo incredibilmente legati.
Siamo disposti a cedere su alcuni punti, a cambiare ed a mostrare, è il caso di dirlo, anche le nostre vergogne; intendo qui il mostrarci per le vere persone che siamo, senza maschere, senza nascondere i lati di noi che non ci piacciono. Siamo anche consci che una loro parola vale ben più di quella degli altri e, perciò, può farci molto più male del consueto, come farci stare assolutamente bene.
Ciò non vale solo per i partner, tengo a ribadirlo; almeno, non vale per me.
Ci sono persone che resteranno, o almeno me lo auguro, sempre nel mio cuore al pari di quanto io speri di restare nei loro.
Amici, perciò, che vorrò sentire sempre al mio fianco, più di tutti gli altri. Ciò non toglie importanza alle restanti amicizie. Mai.
Mi trovo a constatare, per esperienza, che solo con alcune amicizie si crea questo tipo di legame e aspettativa. Perché?
La risposta che mi viene più semplice è che, trattandosi di una forma d’amore, questa non sia comune a tutti, ma solo con particolari persone che ci attraggono per come sono veramente.
Con questo non voglio dire che gli altri sono brutte persone o che sia colpa loro: assolutamente no.
Semplicemente, succede. Scocca qualcosa.
So che una risposta simile potrebbe non bastare a chi si sente escluso dalla cerchia di queste persone; in sostanza, è come cercare di dare una giustificazione per un amore non corrisposto: non è logico, ma segue solo il cuore e, non lo dimentico, il destino.
Credo che ognuno abbia una “lista” di persone che ama profondamente; se cerca la risposta al non essere nella lista di qualcuno, dovrebbe semplicemente riflettere sul perché solo alcune persone rientrano nella sua lista degli “amati”, mentre altre ne rimangono fuori.
Poi, credo non rimanga altro che mettersi un po’ l’anima in pace.
Alidicorvo