È molto che non scrivo, eppure frasi, immagini e parole non hanno smesso di rincorrersi, nemmeno nella mia testa, che sempre più spesso mi sembra vuota.
Dicevo ieri, ad un amico, che a volte mi sembra che la mia testa abbia una vita propria, indipendente dalla mia volontà: io do l’input ai pensieri e questi poi corrono ad una velocità cui fatico a stare dietro. Me ne sento separata, a volte, già subito dopo la formulazione; come se cercassi di leggere le singole lettere di parole, a mano a mano che queste vengono impresse su un immaginario foglio, da una stampante troppo veloce per starle dietro: colgo sillabe, lettere, intuisco ma quasi non riesco ad afferrare.
A volte le cose mi sembrano troppo lente rispetto alla mia capacità di analisi e perciò divento impaziente, agitandomi; altre volte, invece, mi sento lasciata indietro e questo mi mette addosso un senso d’ansia che non riesco a contenere, agitandomi anche in questo caso.
Ho spesso detto, a me stessa ed agli altri, che le cose non basta leggerle e citarle, ma esperienzarle, capirne il profondo significato, in modo che questo non si stacchi più dal nostro animo.
Si, sono una tipa da “animo umano”.
Negli ultimi tempi sto cambiando continuamente prospettiva, assumendo, per me stranamente, i panni di un genitore, anche se sono ben lontana dall’esserlo anche solo formalmente.
Questo mi fa sentire strana, quasi illumina quello che vedo rifacendomelo riscoprire ad ogni sguardo.
Da qualche tempo cerco di capire se sono stata una brava figlia; sarà questa la molla del mio cambio di prospettiva.
Mi rendo conto di tante cose che prima non vedevo. Mi sento anche stupida per alcuni comportamenti che ho avuto, soprattutto nei confronti dei miei genitori. Chiamiamola crescita, chi lo sa.. di crescere, come d’imparare, non di finisce mai: sono entrambi frutto delle esperienze precedenti e perciò finché c’è vita, c’è progressione.
Credo di essere in una nuova fase di re-definizione della mia identità, eppure alcune istantanee su come mi vedo, non sono diverse da quanto coglievo in passato; probabilmente, o si sono sedimentate o ancora non sono arrivata a cambiarle. Non che parte di ciò che vedo non mi soddisfi, anzi… ma dipende da volta in volta.
A parte un crescente distacco dalle cose che mi circondano, compensato a livello inconscio da ansie predatrici, continuo a farmi molti problemi. Troppi, secondo alcuni.
Il tema che sono riuscita a ad individuare, che non mi permette di analizzare correttamente quello che provo di volta in volta… la lettura dei miei sentimenti è qualcosa che mi rimane estranea. Come è possibile che io non riesca a decodificare qualcosa che viene da me stessa? Eppure non credo di essere nemmeno la prima, ma nonostante tutto non mi sento consolata.
Perché troppe volte, in situazioni diverse, i miei sentimenti si basano su tristezza e malinconia?
Mi sembrano così simili: sempre un dolore nel petto, sia che mi commuova, sia che venga colta da un lampo di felicità, sia che mi senta sola, sia che sia triste.
Mi sento imbarazzata a parlarne anche solo con mia madre, che ultimamente voglio sempre vicina; forse sto facendo un percorso al contrario, dato che qualche anno fa la volevo distante. A chi domandare, se temo che le risposte che mi daranno siano inadeguate?
Mettere insieme queste poche righe non è stato facile, né fluido come gli anni scorsi.
Mi sento affamata di conoscere quello che fino ad ora ho evitato, quello che mi ha ferito, la cattiveria e l’amore che mi hanno dato. Anche questa fame è compulsiva, aumentando a mano a mano che mi concedo uno spiraglio per guardarmi attorno.
Allora combatto la tentazione di lasciare troppo le redini, che lascio a lunghezza variabile: quando mi sembra che trapeli troppo, le tiro, per frenare me e quello che mi viene incontro.
Però tutto ciò stanca molto, sia la mente che il corpo: sono arrivata alla conclusione che la mia è solo paura, che anche se so che è inutile, mi rimane addosso, primordiale. Basterebbe solo un passo nel vuoto, almeno avere la predisposizione per farlo, per superare quello che ora mi sembra impegnativo e logorante. “La paura è solo temporanea”, lo so, ma è anche capace di schiacciarti subdolamente come un macigno.
Qualche giorno fa ero al parco con compagni di studi e, ad un certo punto, ci siamo messi a parlare di come ognuno di noi vedeva gli altri presenti. Mi ha colpito quello che ha detto di me Laura, facendomi sobbalzare: che sotto c’è molto di più di quello che sembra.
Forse qui può sembrare scontato, poiché cerco di aprirmi e mettere a nudo tutto quello che vedo, ma non è detto che altri, all’esterno, vedano la stessa cosa. Mi ha fatto piacere, devo dire, ma non voglio montarmi la testa, eh.
Guardandomi dall’obiettivo che ho puntato su di me, balzano, come su uno schermo, diverse immagini: la prima, di me stessa rannicchiata in posizione fetale su un soffice letto i coperte di cotone bianco, con polsi e caviglie che si incrociano l’un l’altro. Non mi stringo, solo mi sento comoda, con il giusto spazio per respirare e per sentirmi vicina.
Un’altra, invece, mi vede in una posa simile a quella di uno strano bonsai, con le gambe in appoggi improbabili ed una postura contorta, con le braccia e le mani contratte, sofferente.
La terza invece mi rappresenta sfiorare quello che voglio, senza però toccarlo, mancandomi il coraggio di prenderlo: ritraggo quindi la mano all’ultimo momento. Questa è l’unica in movimento, mentre le altre due sono statiche.
Certo, dipende dai momenti in cui mi trovo.
Seguendo il filo di quello che ritenevo importante dire, fissare, perché me lo possa ricordare anche quando la memoria avrà cancellato, eccomi qui. Su questa pagina, il mio spazio, dico tutto quello che voglio, ottenendo in un certo senso la soddisfazione di essere “ascoltata” da qualcuno; sono tutte cose che voglio dire, ma che non riesco ad esprimere. Quando ci provo a parole, poi, mi imbarazzo e non termino le frasi; le poche volte in cui riesco a dire quello che voglio, mi sembra poi di non essermi espressa correttamente.
Mah, seguono giorni di pensieri e, appena avrò di nuovo qualcuno attorno, di pratica.
Alidicorvo
Nanda
28 luglio 2011 at 14:39
Eccoti
alidicorvo
30 luglio 2011 at 16:12
Eh si, della serie “ogni tanto ritornano”