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To move foward

10 ago

Dopo “rapsòdico” pensavo di essere a posto per qualche tempo, di continuare le mie meditazioni; eppure, in agosto, lo stesso mese che mi ha visto nascere, mi accorgo che ogni anno divento inquieta.
Sono a casa, non più sola; ho posto le mie domande vincendo l’imbarazzo iniziale e sembra che, in qualche modo, sia riuscita a comunicare ed a capire le risposte.
Continuo tuttavia a percepire un senso di ansia ed urgenza: quasi stavo meglio quando ero sola.
Devo comunque aggiungere che l’esame che, non so come, sto cercando di preparare, alimenta la mia agitazione: nei mesi scorsi sono sempre riuscita a dormire più o meno tranquilla, con scambi emotivi conscio – inconscio certamente più intensi di adesso, ma in qualche modo canalizzati verso il raggiungimento di un obiettivo. Ora no, mi trovo a svegliarmi nel mezzo della notte, il minimo rumore mi sveglia o mi distrae. Non sogno, purtroppo o per fortuna; purtroppo perché un sogno ha una grande forza in sé, che può fare da stimolo. Per fortuna perché, basandomi sulla mia esperienza, potrei fare dei sogni tutt’altro che piacevoli, i quali otterrebbero null’altro che farmi arrivare alla mattina già stanca.
Eh si, il mese di agosto diventa ogni anno un po’ più triste.
Me ne dispiaccio, dopotutto cade anche il mio compleanno.

Pensavo di riuscire a mettere un freno alla mia volubilità, ma ho realizzato che più controllo, più tutto ciò che reprimo andrà a sfogare altrove; inutile dire quanto tutto ciò sia deleterio.
Probabilmente sbaglio, ma ho sempre pensato che la volubilità non esista: a parte chiari cambiamenti dovuti agli ormoni, il resto deve avere comunque un fondamento. Così è stato ed è, almeno per me.
Tra le varie spiegazioni sul perché il mio umore cambi più volte, anche all’interno di una singola giornata, propendo a pensare che tutta l’irrequietezza sfoghi anche in quel modo.

Torno ad una domanda antica, ma al contempo attuale: ci si può sentire soli anche circondati da persone?
Nonostante possa sembrare una frase banale, da social network più becero, mi sento un po’ così: intravedo le sfumature di un desiderio di appartenenza, ma a cosa di preciso non so dire.
Ancora, sto ridefinendomi, in qualche modo; devo però dire che, questa volta, non ho idea di dove andrò a finire. Si, vivo un certo senso di incertezza, sebbene la cosa non mi sconvolga più di tanto; a farmi un po’ paura è proprio il fatto che ciò non mi scombussoli troppo.
In questo periodo mi sto facendo domande probabilmente un po’ infantili, ma che per me sono nuove; se mai me le sono poste, ammetto di non ricordare: se anche sono le stesse che ho formulato in passato, ho la sensazione di vederle da una prospettiva completamente diversa e forse è proprio questo il motivo per cui non ricordo.

C’è poi da aggiungere che la mia memoria va sempre peggio, o così, ancora, mi sembra.
Forse è proprio perché assorbita da altro, ma comunque quasi confondo i giorni. Certo, avendo giornate pressoché identiche, diventa difficile distinguere anche i giorni, senza l’ausilio di un calendario.

Eeeeeh.
Sta proprio crescendo la voglia di andare via, per qualche tempo.
Purtroppo, però, ho il timore che ci sia una parte di me che vuole fuggire e che si sposa felicemente con un’altra che, semplicemente, è curiosa di scoprire cose nuove. Un connubio in cui è difficile capire quale delle due incida maggiormente sulle scelte che prendo e sui sentimenti che nutro.
Il problema che mi pongo, a ben vedere, sta tutto nel non darla vinta alla parte fuggiasca, che disprezzo e che, al solo pensiero, mi fa arricciare le labbra in una smorfia di disappunto.
Volendo riflettere anche su questo, non reputo negativo il desiderio di voler partire, di andare via e rompere la routine anche solo per un giorno; però sono cresciuta con l’idea, quindi rimango convinta, che una fuga non sia accettabile: o le battaglie si combattono fino in fondo o non si scende nemmeno in campo. Se si arriva fino in fondo si può fallire, è vero; ma è sempre meglio che fuggire.
Vorrei avere più spesso questo spirito, invece di fare le cose – qualsiasi cosa – in punta di piedi.
Comunque, non amo le fughe, quindi il fulcro della questione sta nello scindere e recidere la parte che mi vuole vedere battere in ritirata.

In questi tempi moderni, sarei un pessimo soldato.

Sono già fuggita da diverse cose e non ho risolto nulla: un po’ perché non sono stata capace di impormi, un po’ perché, anche se può sembrarmi il contrario, non ho chiaro poi molto della vita e di quello che mi circonda.
Questo potrebbe essere un motivo in più per smettere di farmi queste menate esistenziali e per mettermi ad indagare un po’ di più quello che sta attorno a me; ma mi conosco, e la prospettiva ora non è matura.

Alidicorvo

 
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Pubblicato da su 10 agosto 2011 in Senza Categoria

 

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