Oggi è il 12 agosto.
Bella giornata, che passerò con poca voglia sui libri, nonostante preferirei sonnecchiare all’ombra di una bella pianta, con il venticello che mi accarezza e mi parla.
C’è però quello che io ritengo un dovere morale.
Non solo quello dello studio, che di per sé non vale molto se non è finalizzato a qualcosa.
Se io studio è, si, per formarmi, ma anche per mettere insieme “i cocci”; significa che studiare per puro arricchimento personale oggi non mi va bene. Chi studia è una fonte di progresso, almeno in teoria: arricchisce la società in cui vive di competenze e di sapere. Ma ciò che studia, non è altro che memoria.
Memoria in tutti i sensi: quella impiegata per ricordare i concetti studiati, che si aggiunge a quella memoria che racchiude in sé tutto il passato. Quella Memoria, maiuscola, che è intrinseca in ogni disciplina, quando si parte da una teoria per progredire fino a quelle più moderne.
Anche se non studiamo la storia di tutte le discipline, in realtà la evinciamo dallo studio teorico delle stesse, quando riusciamo anche solo ad intravedere un’evoluzione, un percorso. E ciò vale dalla statistica alla filosofia, dalla scienza politica alle lingue.
Dato che la Memoria, anche se non la vediamo, impregna un po’ tutto, mi pare doveroso tributarla, oggi più che in altri giorni. Oggi, per la storia recente del mio Paese, un po’ meno recente per la sottoscritta (che all’epoca dei fatti non era nemmeno stata mai pensata, figurarsi concepita), è un giorno da ricordare.
No, non è di festa; è un giorno di lutto.
Un lutto che ha molto da insegnare ad ogni generazione e sempre sta a monumento del ricordo contro le follie umane.
Il 12 agosto 1944 le SS trucidarono 560 tra vecchi, donne e bambini inermi a Sant’Anna di Stazzema.
La memoria storica e giudiziaria ci raccontano di come sia stato non un atto di rappresaglia, ma un’operazione pianificata, di puro sterminio. E questo non lo dico perché sono di parte; il dolore sta ovunque, non solo con i buoni. Sono sicura che, a parte poche eccezioni, anche i carnefici abbiano dovuto sopportare il peso di quello che hanno fatto. Il che, tuttavia, non li rende meno colpevoli.
Davanti a certi fatti, non c’è la destra o la sinistra, non c’è un’ideologia contro un’altra. C’è solo il dolore umano.
E il dolore viaggia spesso con la memoria, a seconda di come quest’ultima viene tramandata.
560 nomi sono riportati su una grande lapide e la lista è solo parziale: di molti non è stato possibile effettuare il riconoscimento, in quanto i corpi furono bruciati.
A memoria non solo di Sant’Anna, ma di tutti i luoghi che hanno visto la “banalità del male” (H. Arendt), c’è un ricordo di quello che io considero uno dei padri morali dell’Italia, Piero Calamandrei.
A chiunque volesse rivendicare senza vergogna le atrocità commesse, chiedo che rifletta sui documenti che allego qui. E allora si chieda cosa può valere un pezzo di terra davanti alla dignità di un popolo.
Alidicorvo